28a DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno C 12 ottobre 2025

La gratitudine è la memoria del cuore. Massieu Jan-Baptiste.
Un silenzio, un sorriso, uno sguardo… possono ben essere un’azione di grazie.
allora conoscerai l’amore infinito di Dio. L. Stein
ACCOGLIENZA
Anche oggi abbiamo voluto dare ascolto alla voce del più intimo bisogno del nostro cuore, rispondendo all’invito del Signore risorto e siamo venuti a lui per rendere gloria a Dio e ritrovarci dentro l’accoglienza della comunità dei salvati. Apriamoci al dono dello Spirito affidandoci docilmente alla Parola che salva, perché il nostro cuore sia risanato dalle sue sordità e opacità.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Il Dio della speranza che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede per la potenza dello Spirito Santo sia con tutti voi. E con il tuo spirito.
PER CHIEDERE PERDONO
Ogni giorno la nostra vita è un dono, e per noi tutto è grazia. Troppe volte, però, non vediamo, non apprezziamo, non benediciamo quanto Dio fa per noi.
Chiediamo perdono al Signore per quando ci sentiamo autosufficienti, incapaci di ringraziare per i doni ricevuti e di riconoscere il nostro peccato.
– Signore Gesù, perdonaci se abbiamo una fede così piccola che ci impedisce anche nel chiedere il tuo aiuto per la nostra vita; abbi pietà di noi.
Signore pietà!
– Cristo Gesù, perdonaci se la nostra fragile fede non ci aiuta a cercare la salvezza, e ci limitiamo a chiedere la salute e il benessere materiale; abbi pietà di noi. Cristo Pietà!
– Signore Gesù, perdonaci se ci dimentichiamo di ringraziare te e di fidarci del Padre anche quando sperimentiamo la sua provvidenza; abbi pietà di noi. Signore pietà!
Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna. Amen.
GLORIA A DIO NELL’ALTO DEI CIELI
e pace in terra agli uomini amati dal Signore. Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente. Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo, Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre, tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi; tu che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica; tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi. Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo, con lo Spirito Santo: nella gloria di Dio Padre. Amen.
Preghiamo
O Dio, fonte della vita temporale ed eterna, fa’ che nessuno di noi ti cerchi solo per la salute del corpo: ogni fratello in questo giorno santo torni a renderti gloria per il dono della fede, e la Chiesa intera sia testimone della salvezza che tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio. Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
PRESENTAZIONE DELLA PAROLA DI DIO
Naaman, il siro, incoraggiato dai servi supera l’iniziale resistenza e obbedisce alla voce del profeta. Non solo ottiene la guarigione fisica, ma attraverso di essa si apre al dono della fede che riconosce nel Dio d’Israele l’unico Signore. Allo stesso modo per il lebbroso samaritano, la constatazione della guarigione fisica costituisce la porta di accesso per quella fede che, riconoscendo nel Cristo il “luogo” autentico dell’incontro con Dio che salva, si apre alla riconoscenza e alla lode.
Accogliamo con fiducia la Parola del Signore, certi che i continui doni di Dio ci assicurano che se noi manchiamo di fede, Egli non viene meno alla fedeltà.
PRIMA LETTURA
Dal secondo libro dei Re (5,14-17)
Naaman (il comandande dell’esercito del re di Aram) andò al fiume Giordano. Si immerse nelle acque, sette volte, come il profeta aveva detto, e fu purificato: la sua pelle ridiventò come quella di un bambino.
Allora Naaman tornò dal profeta con tutti i suoi uomini. Si presentò davanti a lui e gli disse: “Ora so che in tutta la terra c’è soltanto un Dio, quello d’Israele! Accetta adesso il dono che io, tuo servo, voglio farti”.
Ma il profeta Eliseo rispose: “Com’è vero che il Signore vivee che io sono suo servo, non posso accettare nulla!”.
Naaman insistette, ma Eliseo continuò a rifiutare. Naaman continuò: “Se non accetti il mio dono, almeno lasciami portar via un po’ di terra di qui, quanta se ne può caricare su due muli.
D’ora in poi offrirò sacrifici soltanto al Signore, non ad altri dèi.
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
SALMO RESPONSORIALE (Sal 97,1-4)
Rit. Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.
Cantate al Signore un canto nuovo, / perché ha fatto cose stupende: / ha vinto con la forza del suo braccio, / il suo potere è senza pari. Rit.
Davanti agli occhi dei popoli / il Signore ha manifestato la sua vittoria, / si é rivelato nostro Salvatore. / Non ha dimenticato la sua bontà, / la sua fedeltà verso il popolo d’Israele. Rit.
Tutta la terra ha potuto vedere / che il nostro Dio ci ha salvati. / Popoli tutti, acclamate al Signore, / gridate di gioia, esultate, cantate! Rit.
SECONDA LETTURA
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2,8-13)
Ricordati di Gesù Cristo e di ciò che io annunzio: Fu un discendente del re Davide, Dio lo risuscitò da morte. Per lui io soffro fino a essere incatenato come delinquente. Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni difficoltà a vantaggio di quelli che Dio si é scelti, perché anch’essi possano raggiungere la salvezza che ci viene da Cristo Gesù e la gloria eterna. Queste sono parole sicure: “Se noi moriamo con lui, con lui anche vivremo. Se con lui soffriamo, con lui anche regneremo. Se noi lo rifiutiamo, anche lui ci rifiuterà. E anche se noi non gli siamo fedeli, egli rimane fedele, perché non può mettersi in contraddizione con se stesso”.
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
CANTO AL VANGELO
Alleluia, alleluia.
In ogni cosa rendete grazie: questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di noi.
VANGELO
Dal vangelo secondo Luca (17,11-19)
Mentre andava verso Gerusalemme, Gesù passò attraverso la Galilea e la Samarìa. Entrò in un villaggio e gli vennero incontro dieci lebbrosi. Questi si fermarono a una certa distanza e ad alta voce dissero a Gesù: “Gesù, Signore, abbi pietà di noi!”. Appena li vide, Gesù disse: “Andate dai sacerdoti e presentatevi a loro!”. Quelli andarono, e mentre camminavano, improvvisamente furono guariti tutti. Uno di loro, appena si accorse di essere guarito, tornò indietro e lodava Dio con tutta la voce che aveva. Poi si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un abitante della Samarìa. Gesù allora osservò: “Quei dieci lebbrosi sono stati guariti tutti! Dove sono gli altri nove? Perché non sono tornati indietro a ringraziare Dio? Nessuno lo ha fatto, eccetto quest’uomo che è straniero”. Poi Gesù gli disse: “Alzati e va! La tua fede ti ha salvato!”.
Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.
PROFESSIONE DI FEDE
Io credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.
PREGHIERA DEI FEDELI
Signore, vogliamo ora alzare la nostra voce per lodare il nome di Dio Padre. Riconoscendo le grandi cose che egli ha già fatto per noi, ci sarà più facile sperare che le nostre preghiere troveranno ascolto presso di lui. Preghiamo insieme dicendo:
Tu sei benedetto per sempre, Signore.
1. Le nostre comunità cristiane si radunano ogni domenica per l’Eucaristia: sia un incontro fraterno, abitato dalla tua presenza. Preghiamo.
2. Nelle famiglie genitori e figli sperimentano cosa significa dare e ricevere: i loro rapporti siano improntati a gratitudine e generosità. Preghiamo.
3. Catechisti ed animatori dei gruppi assicurano un servizio prezioso: possano contare sulla stima e la collaborazione degli adulti. Preghiamo.
4. Molte persone, con il loro lavoro, contribuiscono a rendere festose le celebrazioni liturgiche: colma di armonia e di felicità la loro esistenza. Preghiamo.
5. Nella vita di ogni giorno non è facile fare attenzione agli altri, alle loro pene e alle loro fatiche: suscita compassione e solidarietà verso chi soffre. Preghiamo.
(Diciamo insieme) Signore Gesù, come hai ascoltato la preghiera dei malati che si rivolgevano a te, così ascolta oggi noi che, con tutto il cuore, desideriamo affidarci a te. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
SULLE OFFERTE
Accogli, Signore, le nostre offerte e preghiere, e fa’ che questo santo sacrificio, espressione perfetta della nostra fede, ci apra il passaggio alla gloria del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Siamo venuti a ringraziarti, Dio onnipotente ed eterno, come l’unico, lebbroso guarito, che torna a rendere lode perché ha riconosciuto il tuo dono offerto in Gesù, inviato a noi come Redentore.
Ogni giorno tu provvedi a noi, che invochiamo la salvezza, e sempre sperimentiamo la tenerezza, di te, Padre buono, e di Gesù, tuo Figlio, che ci purifica dalle conseguenze del peccato perché riconosciamo e amiamo te, o Padre, che susciti in noi la fede come risposta alla misericordia che offri a tutti, unica potenza di amore. Insieme con gli angeli e i Santi del cielo, e uniti ai fratelli in cammino verso la salvezza, manifestiamo riconoscenza e gratitudine cantando la nostra lode: Santo…
Preghiamo insieme: Guarda, con benevolenza, Padre clementissimo coloro che ricongiungi a te nel sacrificio del tuo Figlio, e fa’ che, partecipando all’unico pane e all’unico calice, per la potenza dello Spirito Santo, siano riuniti in Cristo in un solo corpo, che non conosca divisione e discordia. Custodisci tutti noi in comunione di fede e di amore con il nostro papa Leone e il nostro vescovo Riccardo. Aiutaci ad attendere insieme l’avvento del tuo regno fino al giorno in cui staremo davanti a te, santi tra i santi, nella dimora del cielo, con la beata Maria, Vergine e madre di Dio, gli apostoli e i tutti i santi, con i nostri fratelli e sorelle defunti che affidiamo alla tua misericordia. Allora, liberati ormai dalla ferita della colpa, e fatti pienamente nuova creatura, canteremo con gioia l’inno di ringraziamento che sale a te dal tuo Cristo vivente in eterno.
AL PADRE NOSTRO
Con la fiducia e la confidenza di chi è certo che solo in Dio vi può essere salvezza e vita, innalziamo al Padre la preghiera dei figli, che Gesù ci ha insegnato. Diciamo insieme: Padre nostro…
AL DONO DELLA PACE
Sappiamo come la paura delle malattie fisiche ci può rendere diffidenti a stringere la mano all’altro. Ma forse dovremmo avere più paura delle malattie spirituali: per guarire da queste ultime, ci scambiamo un caloroso gesto di pace.
DOPO LA COMUNIONE
Padre santo e misericordioso, che ci hai nutriti con il corpo e sangue del tuo Figlio, per questa partecipazione al suo sacrificio, donaci di comunicare alla sua stessa vita. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Una delle parole più difficili da pronunciare, benché formata da poche lettere, è «grazie». Rara nelle nostre relazioni, la parola «grazie» è stata fuori moda in tutte le epoche, se anche Gesù si lamenta perché di dieci lebbrosi guariti solo uno torna a ringraziarlo.
L’ingratitudine non è un problema dell’uomo di oggi: è semplicemente un problema dell’uomo. E non solo nel rapporto con i suoi simili, ma anche nel rapporto con Dio; infatti Gesù ne fa un elemento della fede, dicendo all’unico lebbroso che lo ringrazia: «La tua fede ti ha salvato». Gli altri nove sono stati guariti nel corpo, lui è stato «salvato», cioè doppiamente guarito: nel corpo e nel cuore. Senza gratitudine dunque, per Gesù, la fede non è matura. Ma come mai è così rara? Possiamo individuare tre cause.
Quanto più una società è basata sui beni materiali, tanto meno circola la parola «grazie». Quando ci si concentra unicamente sull’accumulo delle cose, tutto è dovuto; quando ci si concentra sulle relazioni con le persone, si avverte facilmente che tutto è dono, e si sente il bisogno di dire «grazie». I nove lebbrosi ingrati si sono concentrati unicamente sul beneficio, mentre quello grato si è interessato anche al benefattore: e ha capito che la guarigione è stata un regalo di cui ringraziare. Succede nella vita quotidiana: alcuni non sono più in grado di apprezzare i regali, perché diventano quasi degli scambi dovuti; e guardano più al dono in sé che al donatore. Mentre il senso dei regali è di rafforzare la relazione, sperimentando la gratuità da parte di chi dona e di chi riceve, il concentrarsi sulla cosa donata distrugge la gratitudine e danneggia la relazione. Può accadere anche nel rapporto con Dio di concentrarsi sui benefici che lui può concedere e dimenticarsi che il bene più importante è la relazione con lui; la fede allora diventa la pretesa di ricevere dei favori divini, invece che l’esperienza dell’affidamento alla sua misericordia. E si rimane delusi.
La seconda causa dell’ingratitudine mi sembra la convinzione di avere dei diritti derivanti dalla propria condizione. Non a caso i nove lebbrosi ingrati sono giudei, mentre il decimo è samaritano, è uno straniero. E Gesù lo sottolinea: «Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». I nove giudei hanno forse pensato che, proprio in quanto giudei, la guarigione fosse loro dovuta; il samaritano invece non se l’aspettava. Spesso la gratitudine proviene da chi non si aspetta il beneficio e ne rimane stupito, perché non avrebbe le carte in regola per ottenerlo; chi invece si sente in diritto di ottenerlo, lo vive non come dono ma come atto dovuto. Anche altre volte Gesù apprezza il comportamento degli stranieri rispetto a quello dei giudei: in un’occasione si meraviglia della fede di un pagano, dicendo che non si trovava fede così grande in Israele (cf. Lc 7,9), e un’altra volta propone un samaritano come esempio di amore al prossimo, facendo sfigurare due giudei, il sacerdote e il levita, che non soccorrono l’uomo assalito dai briganti (cf. Le 10,30). La sensazione di avere diritto ai benefici compromette di nuovo il nostro rapporto con Dio, perché lo trasforma in un contratto, dove il «grazie» non c’entra proprio: «Io ho diritto a ricevere da Dio quello che chiedo, perché sono credente, mi comporto bene». Ma il Signore anche in questo caso delude, perché non vuole trattarci da contraenti ma da figli.
Infine l’ingratitudine sembra causata anche dalla povertà; in un certo senso, anzi, ne è l’espressione più grande e spesso si intreccia con la povertà materiale, morale e spirituale. I lebbrosi al tempo di Gesù erano dei veri «poveri»: feriti nel corpo dalla terribile malattia della lebbra, feriti nell’anima dal peccato, che i giudei ritenevano la causa vera della lebbra – per questo la guarigione doveva essere certificata non dai medici ma dai sacerdoti -, e feriti nella loro dignità morale dalla segregazione sociale alla quale erano costretti, vivendo separati dagli altri. Anche questa condizione ha forse contribuito all’ingratitudine dei nove: in fondo avevano sofferto molto, erano stati umiliati e calpestati nella loro dignità: non era normale, non era giusto che fossero riscattati e restituiti a una vita normale? Chi fa volontariato con le persone emarginate registra talvolta la loro mancanza di gratitudine: i poveri «romantici», che si spendono nei ringraziamenti a chi li aiuta, che sorridono a chi dà loro qualcosa, sono rari. Più spesso i poveri sono poveri anche di un «grazie», perché si sentono ingiustamente svantaggiati e provano una sorta di risentimento verso chi sta bene, compreso chi li aiuta. Il vangelo non è impreparato di fronte a questo: «Se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta?» (Lc 6,34). Gesù quei nove li ha comunque guariti a prescindere, e non ha ritirato la guarigione per la loro ingratitudine. Occorre scommettere che sarà l’amore stesso, nei tempi lunghi, a vincere l’ingratitudine.
informazioni interparrocchiali
Sito della Collaborazione:
www.cpsanpietroincarnia.it
NELLE PARROCCHIE DURANTE IL MESE DI OTTOBRE SI RECITA IL SANTO ROSARIO
CALENDARIO
CEDARCHIS: DOMENICA 26 FESTA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE SANTA MESSA ORE 11.00 VESPERI E PROCESSIONE ORE 14.30
PIEDIM: LA MESSA VIENE CELEBRATA ALLE ORE 10.00
Suore: Cedarchis 334 18 52 226 – 348 566 3540
don Ivo 334 57 85 102; e-mail: ivodereani@gmail.com
Per eventuali offerte: IBAN IT 55 P 03069 64326 100000006524
ORARI SANTE MESSE
PIANO: FESTIVO 11.00; PREFESTIVO sabato ore 18.00; FERIALE lunedì ore 18.00; ARTA: FESTIVO ore 10.00; FERIALE, martedì ore 18.00 – CEDARCHIS: FESTIVO ore 10.00; FERIALE: mercoledì ore 18.00 – PIEDIM: FESTIVO ore 11.00; FERIALE: giovedì ore 18.00 – CABIA: FESTIVO ore 9.00; FERIALE venerdì ore 18.00 – RIVALPO-VALLE: FESTIVO ORE 9.45 – LOVEA: FESTIVO ORE 11.15